Autoritmi


E un bel giorno successe.

Una macchia di olio invisibile ai sensori, una strada stretta tra due mura con una curva che permetteva poca visibilità.

Due pedoni che attraversavano la strada.

L’IA raccolse tutti i dati e iniziò a ragionare.

Non sarebbe riuscita a frenare in tempo. Uno dei due pedoni sarebbe finito investito. L’IA dell’automobile aveva pochissimo spazio di manovra, frazioni di angolo e poteva investire un pedone oppure l’altro.

Dato come input la velocità del velivolo, l’incidente sarebbe stato fatale per la vittima.

Subroutine etiche mai utilizzate vennero richiamate in memoria e avviate. Nell’arco di pochi millesimi di secondo valutò i due pedoni.

Pedone numero uno: una signora di settant'anni col bastone. Il riconoscimento visivo la identificò come Maria Rossi.

Pedone numero due: un neonato con addosso solo il pannolino. L’IA non aveva abbastanza coscienza, o cuore, da chiedersi cosa ci facesse da solo in mezzo alla strada.

Scattarono una serie di pesi e misure, tabelle di numeri fissate nella sua memoria. Chi avrebbe avuto il punteggio più basso?

La donna votava: più un punto. Ma riceveva una pensione gravando sullo stato: meno un punto. Era stata commercialista: più un punto.

Il neonato non votava: meno un punto. Sarebbe stato una bocca in più da sfamare col reddito di cittadinanza: meno un punto. Però aveva dei genitori, quelli sì che votavano: più due punti. Però i genitori erano rider Foodora: meno cinque punti.

I millisecondi passarono, l’IA non giunse a una conclusione, chiusa in infiniti loop di valutazione della vita umana.

Scattò quindi una subroutine che nel codice sorgente della IA aveva come commento “fuck this I’m out”.

L’IA segnalò al guidatore, che in quel momento stava appena sollevando gli occhi dal film porno sul suo telefonino, di assumersi i comandi (e la responsabilità) del velivolo.

L’uomo mollò il telefonino e afferrò il volante, sbatté il piede sul pedale del freno e sterzò.

Il velivolo ruotò, finì di traverso, spazzò l’intera strada e chiunque si trovasse sopra, senza distinzione di età o ceto sociale.

Il tribunale lo condannò, perché dai registri di bordo risultava essere lui alla guida.

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