Maestro di sourceforge
Siamo andati a trovare Mattia Pellegrini, uno degli ultimi fAPPri artigianali e maestro di sourceforge in attività in e-Talia.
Il suo ambiente di sviluppo, un laboratorio alla periferia di Monitorino, è illuminato dalla forgiapp elettronica.
“Parto sempre da un blocco uniforme di linguaggio di programmazione. Non prendo il primo blocco che trovo, ma lo seleziono attentamente dalle banche dati.”
Sullo schermo della forgia vediamo il lingotto di codice: a prima vista un blocco uniforme di colore verde, ma zoomando si distinguono espressioni, operatori, strutture dati e librerie di funzioni.
(immagine a opera di phsymyst, Jonathan Alvarsson e Lorenzo Davia)
“Bisogna poi portare il blocco alla temperature giusta. Contrariamente a quello che pensano in molti, non dobbiamo fondere il codice. Basta renderlo abbastanza malleabile.”
Il calore della forgia è alimentato dal criptomining intensivo dei server del fAPPro.
Il codice ora è incandescente, emette qbit a lunghezze d’onda dai 600 nm in su.
Con una tenaglia il nostro fAPPro posa il codice grezzo sull’e-ncudine e inizia a martellarlo.
Lo strumento che usa è basato su tecnologia HAMR: Heat-assisted magnetic recording, che garantisce una maggiore stabilità dei componenti magnetici. Questo strumento può memorizzare gruppi di bit in un'area più piccola senza essere affetto dagli stessi effetti del superparamagnetismo che affligge solitamente i dischi tradizionali.
Il processo va avanti per una serie di pre-alpha-releases successive. Il codice deve essere continuamente riscaldato nella forgia, perché dopo poco tempo si raffredda e non è più possibile modellarlo: si batte su un punto del programma finché non si è soddisfatti, si butta nella forgia a riscaldarsi, si tira fuori, si ribatte e così via, fino a raggiungere un’alpha stabile.
“Ho ereditato il martello da mio padre, che a sua volta l’ha ricevuto in dono dal nonno. È una tradizione di famiglia. Anche se ci sono versioni più aggiornate, continuo a fidarmi di lui.” Dice sorridendo con orgoglio.
Ha un discendente per continuare la tradizione?
Il sorriso si spezza: “Mia figlia è anche lei programmatrice, ma ha abbandonato la tradizione. Usa quelle nuovi stampanti 3D che posano una riga di codice dietro l’altra in maniera automatica.”
Si ferma a riflettere per un momento, poi continua: “Ma è giusto che ogni generazione trovi la sua strada.”
Continua a battere, tra il fumo e le fiamme e l’ozono, la fronte imperlata di sudore, continua a battere le sue linee di codice.
(immagine a opera di Bobby Evans)
“È un lavoro duro, soprattutto fisicamente. Ma il linguaggio di programmazione è un po’ come la nostra carne. C’è un grande potenziale nei nostri muscoli, cresce quando siamo sottoposti ad alte temperature e pressioni. Il mio lavoro è portare alla luce questo potenziale, farlo brillare. Ogni riga di codice è unica, forgiata appositamente il progetto.”
Che richieste riceve?
“Molte richieste per Realtà Aumentata. Soprattutto per gli sviluppatori di Saccadica, la nuova città su al nord, dove si può accedere solo con gli impianti ottici.”
Dopo la forgiatura, la molatura. Un lavoro lento e noioso, che però richiede tutta l’attenzione del fAPPro. Asporta ridondanze, lucida l’interfaccia utente, affila l’uso della CPU.
“La molatura è un passo importante che dà flessibilità e resistenza all’intera app.”
Per la tempra il fAPPro immerge la app incandescente nell’azoto liquido. Le subroutine si solidificano, il codice si indurisce: l’app è pronta per essere testata.
“Purtroppo non ho un app-rendista al quale insegnare il mestiere. Ma io continuerò finché vivo.”
Lasciamo Mattia al suo lavoro, consci di essere stati testimoni di una di quelle eccellenze eTaliane che ci invidiano in tutti i server esteri.


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